“Pd e M5S devono tornare a parlarsi”. Conte e Boccia: appuntamento alla Piazza

 

Già membri dello stesso governo, si ritroveranno a Ceglie Messapica con il direttore di affaritaliani.it Perrino ed Emiliano. Verso il "patto della frisella"?

Tra Pd e M5S è davvero tutto finito? Oppure lo spauracchio di una destra che già da tempo sta limando la lista dei ministri può riaccendere la passione sopita? Pur affermando che i due partiti “non sono degli amanti, ma stanno in politica per il bene dei cittadini”, Giuseppe Conte non esclude del tutto un ritorno di fiamma con i Dem. Il capo politico del Movimento è fiducioso nella possibilità di “essere la sorpresa” di queste elezioni, ma i sondaggi oscillano tra i 9,9% e l’11,3%: soltanto sommando i voti dell’ampio arco progressista si potrebbe riaprire la partita.

Enrico Letta ha ormai archiviato il famoso “campo largo” con il M5S, ma anche le altre alleanze del Pd non è che stiano procedendo con passo molto convincente. Da qui la spinta a riaprire un dialogo con i grillini, che arriva anche da Paolo Flores D’Arcais. In un editoriale per “Micromega”, propone “un appello unitario per salvare l’Italia dall’intenzione delle destre di stracciare la Costituzione. Anche un bambino che non conosca ancora le tabelline, ma sappia fare di somma, capisce che decisivo è fare coalizione, al di là delle differenze di programma e di ogni reciproco detestarsi. Proviamo a impedire fino all’ultimo istante che lo scellerato egoismo narcisista e autolesionista dei dirigenti delle non destre propizi un catastrofico naufragio elettorale”. Le somme a cui si riferisce l’articolo sono chiarissime: se perdesse Fratoianni e Bonelli, il centrosinistra a trazione Pd perderebbe la bellezza di 22 collegi uninominali. L’accordo con Calenda risulterebbe quindi clamorosamente perdente. Bisogna allargare il perimetro, non restringerlo. 

Per formare un cartello elettorale ormai non c’è tempo? D’accordo, ma la proposta consiste in “un accordo di desistenza tecnica da parte di tutte le non destre” perché, secondo Flores D’Arcais, “lo impone il mero buon senso, il lumicino della lucidità minima, il barlume doveroso della responsabilità”.

Gli intellettuali e la base per una volta la pensano allo stesso modo. Dai territori stanno infatti arrivando segnali univoci alla direzione del Pd: la stessa logica inclusiva che ha portato all’accordo con Calenda deve tenere dentro Fratoianni, Bonelli e possibilmente anche Conte, altrimenti non se ne capisce il senso. A dire che Pd, M5S e le forze alla loro sinistra devono stare insieme è anche Giuseppe Zappuilla, segretario di Articolo 1 in Sicilia, che senza una coalizione ampia prevede una “sconfitta sicura” alle elezioni regionali, anticipate e accorpate alle politiche del 25 settembre.

Dai circoli del Pd della Liguria arrivano vari inviti a non perdere per strada l’alleanza con Sinistra Italiana ed Europa Verde, messa in discussione dall’accordo con Calenda. Un patto, quello con Azione, che ha fatto storcere il naso a numerosi militanti Dem, preoccupati dalla svolta centrista della strategia elettorale, e anche dalla deputata Barbara Pollastrini, che invita Calenda a “non disfare la tela che Enrico Letta sta tessendo perché in quel caso non arriverebbe Ulisse. Ho rispetto per le riflessioni di Fratoianni e so quanto a tutti noi stia a cuore che la destra non prevalga. Per riuscirci il 25 settembre va rafforzata la credibilità del centrosinistra. Quella del PD e del nostro segretario non è solo pazienza, ma un’intelligenza cheguarda al dopo”.

Insomma, in molti circoli Pd monta il disappunto per l’ingombrante presenza di un Calenda che, dopo aver lasciato in malo modo il partito, è tornato da alleato e si atteggia a socio di maggioranza, dettandone la linea sulle alleanze. Se un’eventuale rottura con il cartello SI/Europa Verdecauserebbe molti mal di pancia, anche lo strappo con il M5S, che oggi si presenta come forza dichiaratamente di sinistra, non è stato indolore. È pur vero che Conte ha innescato il movimento tellurico che ha fatto cadere il governo Draghi, ma d’altro canto Fratoianni non lo ha mai sostenuto, eppure la sua alleanza col Pd appare come una scelta naturale. 

“Un conto è andare alle elezioni da soli, ma non avremmo chance. Se invece facciamo un’alleanza per impedire che nasca un governo Meloni, allora che sia la più ampia possibile, altrimenti rischiamo che non basti”, confida ad affaritaliani.it un militante Dem di Milano, dove peraltro il M5S non ha mai avuto troppa fortuna. Chissà che non sia proprio il nostro giornale a fornire l’occasione propizia: il 28 agosto Giuseppe Conte e Francesco Boccia (uno dei Dem meglio disposti al dialogo con i grillini) saranno insieme sul palco della V° edizione de “La Piazza” di Ceglie Messapica (Br), annuale kermesse condotta da Angelo Perrino. Il nostro direttore ha parlato della possibilità di un “patto della frisella” tra Pd e M5S, alludendo a un piatto tipico pugliese che piace un po’ a tutti e che anche politicamente parrebbe destinato a solleticare diversi palati. Tre pugliesi sul palco, anzi quattro, perché ci sarà anche Michele Emiliano, esponente Dem da sempre molto favorevole al rapporto col M5S, che fa parte della sua giunta. Un invito certamente non casuale da parte da Perrino, che da buon padrone di casa sa come mettere a loro agio gli ospiti, per favorire il dialogo.